A PROPOSITO DELLA SOLITUDINE DEI DD.SS.

Alcuni giorni addietro, a Milano, una dirigente scolastica è stata fisicamente aggredita da uno sconosciuto nell’atrio della scuola. Al momento non si conoscono i motivi di questo atto incivile.

Pubblichiamo di seguito due note al riguardo: la prima pubblicata sul sito nazionale dell’ANP e la seconda postata dal ministro Giannini su Facebook.

 

Non bastano gli insulti, adesso si arriva alle aggressioni.

L’incredibile aggressione subita dalla dirigente dell’Istituto Comprensivo di viale Romagna a Milano, oltre a provocare l’esecrazione da parte di tutti i colleghi, deve interrogarci sulle condizioni nelle quali oggi coloro che hanno la responsabilità di dirigere un istituto scolastico sono costretti a vivere.

Si raccolgono i frutti avvelenati di una campagna diffamatoria, durata più di un anno, che ha mirato a dipingere il dirigente scolastico nelle sembianze del despota, del podestà o dello sceriffo, a seconda dei gusti, soltanto perché una legge dello Stato ha introdotto elementi di rafforzamento del ruolo del dirigente scolastico, come elemento indispensabile per richiedere a tutto il sistema e a tutte le componenti scolastiche una maggiore assunzione di responsabilità circa la qualità del servizio d’istruzione.

I fatti di Milano sono gravissimi in sé, ma sono altresì preoccupanti per il messaggio che trasmettono: se un dirigente non è gradito, magari perché si permette di pretendere che le norme e le regole siano rispettate, è possibile trovare il modo perché se ne vada. Nella scuola di viale Romagna si è scelta la strada più diretta e più incivile, ma tante sono le strategie, più raffinate di un pugno sferrato in pieno viso, messe in atto affinché un dirigente decida che la misura è piena e che è arrivato il momento di togliere il disturbo, anche per la propria salute fisica e mentale, affinché tutto ritorni come prima e ognuno si riappropri dei propri spazi di potere e di privilegio.

L’ANP esprime la sua piena solidarietà alla dirigente di Milano e chiede ad alta voce che l’accaduto diventi occasione di una riflessione ampia sulle condizioni di lavoro dei dirigenti scolastici e sui ricorrenti tentativi di delegittimarne il ruolo e la funzione istituzionale e sociale. Non bisognerebbe arrivare ad atti di bullismo adulto per accorgersi che non si possono abbandonare i dirigenti a presidiare da soli una prima linea sempre più calda ed esposta a rischi quotidiani.

Sulle responsabilità dei fatti di Milano daranno risposte gli organi di sicurezza; sulle condizioni di lavoro dei dirigenti delle scuole attendiamo risposte dall’amministrazione e dai decisori politici.

 

Post pubblicato su Facebook dal Ministro Giannini.

L’aggressione subita dalla preside Lamberti a Milano è un atto di violenza che colpisce non solo la nostra dirigente, ma tutta la scuola.

Non è accettabile violare così il luogo a cui affidiamo ogni giorno la formazione e la crescita umana dei nostri figli e dove ogni giorno i nostri insegnanti si impegnano per educarli, per farne uomini e donne consapevoli e naturalmente inclini alla legalità, al rispetto e all’inclusione.

Si tratta di un fatto gravissimo, che va condannat o senza indugi. Ma è un fatto che impone anche una riflessione. Come cittadini, come genitori, come amministratori della cosa pubblica. I presidi milanesi e con loro, idealmente, i presidi di tutta Italia ci chiedono di non essere lasciati soli. Lo chiedono al loro Ministro, ma, lasciatemelo dire, lo chiedono alla loro comunità e alla società italiana, di cui la scuola è il centro.

L’episodio di Milano ci dice con chiarezza che serve una nuova alleanza fra scuola e famiglia, fra scuola e cittadinanza. Quando nella Buona Scuola parliamo di istituzioni scolastiche collegate al territorio è proprio questo l’obiettivo che ci poniamo: rendere la scuola la comunità di tutti, un centro civico aperto. È questa la rivoluzione culturale di cui abbiamo bisogno, la nostra ricetta per ridare alla scuola la sua centralità.

Per raggiungere l’obiettivo non bastano le leggi, non bastano le parole dei Ministri e non basta neppure aumentare semplicemente risorse e personale, come pure stiamo facendo con la nostra riforma. Serve la collaborazione di tutti. Serve che tutti comprendano che la scuola non appartiene al Ministero, al governo, ai dirigenti, agli insegnanti, agli studenti. Appartiene a ciascuno di noi e ciascuno di noi deve averne cura e rispetto.

Ad Anna Lamberti, la nostra dirigente, rivolgo la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. E le prometto: a scuola nessuno dovrà restare solo.